Cari fedeli, care sorelle cabriniane, dalle tre letture bibliche proclamate, prendo ima parola per ciascuna: Alleanza, espiazione, discernimento.
1. Alleanza di amore che si realizza nello “scambio” del cuore tra Gesù e S. Cabrini.
Nella prima lettura, tratta dal libro dell’Esodo, abbiamo ascoltato: “Riconosci dunque il Signore, tuo Dio: egli è Dio, il Dio fedele, che mantiene l’alleanza e la bontà per mille generazioni”. Questa esperienza dell’alleanza la troviamo anche nella vita della Cabrini, espressa e realizzata in un modo singolare: lo scambio del cuore. Dice la Madre Cabrini: Mentre un’anima stava sfogandosi in santi affetti verso Gesù, Egli le mostrò il suo amabilissimo Cuore dicendogli: Mia diletta il tuo cuore è mio, lo voglio per me in perpetuo e però te lo levo dal petto perché d’ora innanzi non operi che col mio. E in sì dicendo quell’anima sentì toglierselo dal petto con forza (S.F.C., Pens. e Prop). Per transenna, faccio notare l’artificio letterario di usare la terza persona per non parlare direttamente di sé; lo stesso metodo usa Santa Teresa d’Avila nei suoi scritti quando deve descrive i momenti delle apparizioni del Signore o quelli delle altre grazie mistiche.
In questo senso, l’alleanza raggiunge la sua massima manifestazione.
Questa tensione mistica non si è mai spenta in S. Cabrini anche se, come sappiamo, è sempre stata molto riservata sul suo mondo interiore e sulle grazie mistiche che non sono mancate. La Cabrini è stata una contemplativa e sarebbe bello leggere i suoi scritti e ripercorrere la sua vita, tenendo presente ciò che la grande mistica e altrettanto donna di governo che fu Teresa d’Avila asserisce circa i gradi di orazione e lo stato di unione di un’anima con Dio.
2. La riparazione o espiazione
Nella seconda lettura abbiamo sentito: “In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati”.
2.1 La devozione nasce nell’800 e prosegue per buona parte del ‘900 ed è stata segnata nella sua dimensione “mistica” – anche se non è propriamente corretto esprimersi così – dal desiderio, vissuto soprattutto dalle religiose, di “offrirsi come vittima” alla giustizia di Dio o – in questo caso al Sacro Cuore di Gesù, per “riparare” ossia per “espiare” i peccati e le infedeltà commesse dagli uomini. Un motto, diventato famoso sulle labbra di S. Teresa di Gesù Bambino, diceva: “Amore chiama amore”. Quindi non scartiamo troppo frettolosamente questa spiritualità (ne troviamo traccia anche nella seconda orazione colletta della solennità del Sacro Cuore) perché esprime un grande amore nei confronti dell’umanità peccatrice. Sentiamo una eco di questa spiritualità in uno degli scritti della Cabrini: “O Cuore Adorabile di Gesù, tu sei la fornace ardente del Divino Amore ti supplico umilmente, ardentemente, brucia tutte le imperfezioni e le miserie che mi rendono indegna di offrirmi come perfetto olocausto al tuo amore. Notate però che qui c’è già un passaggio molto significativo, che è lo stesso operato dalla già menzionata S. Teresa di G.B.: l’offerta non è alla giustizia di Dio, ma all’amore del Sacro Cuore. Sembra un cambio irrilevante, ma se si conosce un po’ la spiritualità ci si rende conto che è una rivoluzione. Al Dio sdegnato e offeso che si placa con l’opera di giustizia offrendo se stesso, subentra l’offerta non alla giustizia ma all’amore misericordioso: si tratta di offrirsi a questo amore che è una fornace ardente, che comunica la sua stessa passione di amore per gli uomini.
2.2 Ma la dimensione della “riparazione” o dell’ “espiazione” possiede anche una dimensione diciamo istituzionale e sociale. La Fondazione dell’Istituto delle Missionarie del Sacro Cuore ha incanalato questa profonda vita interiore e questo anelito a vivere con il Cuore di Cristo nella dimensione delle opere. Lo dice bene Lucetta Scaraffia in un suo saggio dove fa notare come la spiritualità della riparazione abbia trovato realizzazione nella Cabrini non solo attraverso l’offerta di se stessa, ma attraverso il “fare”. Dice la Scaraffia: “E’ soprattutto madre Cabrini che, pur non avendo scritto nulla a proposito di questa interpretazione della devozione – e sappiamo che non si è mai interessata, volutamente, agli aspetti teorici della questione – ha però dato nelle lettere alle suore e nelle costituzioni a loro destinate indicazioni illuminanti, che possono costituire una sorta di “teoria dell’azione” come riparazione (…). Questa scelta di agire all’interno della società, per mettere il bene al posto del male, costituisce quindi un’interpretazione fattiva ed ottimistica della necessità di “riparazione” che sta all’origine della devozione al Cuore di Gesù; (…) un processo positivo contro il male del mondo. Questa trasformazione del concetto di sacrificio, che fino a quel momento nella versione femminile era stato interpretato solo come offerta di sé, ma non della propria attività, del proprio lavoro, segna senza dubbio un passo fondamentale nella trasformazione del ruolo femminile all’interno della cultura cattolica. Le religiose si confrontano con il mondo, diventano improvvisamente visibili, come dimostra il fatto che ne parlano i giornali laici, stupiti da tanta capacità di realizzare da parte di donna, e per di più religiose. Una svolta importante, che pure non implica nessuna perdita nel processo di crescita spirituale interiore”.
Di questa – chiamiamola evoluzione dell’idea spirituale di riparazione – è segno eloquente il “quarto voto”, oltre a quelli di povertà, castità e obbedienza, di cui parla Suor Maria Regina Canale nel suo contributo al volume. Si tratta del voto di carità con il quale la Missionaria del Sacro Cuore è chiamata ad espandere nel mondo “gli interessi del Cuore amabilissimo di Gesù”, come dice la Santa.
3. Discernimento
E veniamo al Vangelo in cui Gesù, pregando il Padre afferma che è nel vivo di questa relazione che si discerne, che si “impara”. Il discernimento che Madre Cabrini operava partiva dal suo rapporto con il Cuore di Gesù. Ne scrive Suor Maria Barbagallo nel suo contributo al volume sula Sacro Cuore presentato lo scorso anno, a partire da un dato storico della vita della Santa. “Alcuni ritengono che sia stato Leone XIII a dire a Madre Cabrini: Non all’Oriente, ma all’Occidente. In parte questo è vero, ma non del tutto. Francesca Cabrini ha potuto fare una così rapida conversione per la capacità di discernimento in cui si era esercitata per molti, molti anni. Dobbiamo perciò cercare le ragioni delle sue decisioni e non solo in quel caso – nel suo profondo rapporto con Gesù. Un rapporto che aveva nutrito fin dall’infanzia e che l’aveva resa capace di discernere, sempre non solo tra il bene e il male, ma tra ciò che è il bene secondo la volontà di Dio ora e adesso e quello che sarebbe bene per me, per i miei gusti”. “Gesù fu sempre l’interlocutore privilegiato che caratterizzò la vita di Madre Cabrini” tanto che anche il suo direttore spirituale, a fronte delle domande piuttosto insolite di Francesca, ancora ragazza, era solito risponderle: ”Va’ e dillo al tuo Gesù …”. In questo modo Francesca Cabrini si colloca nel solco delle grandi figure di cui è ricca la storia della Chiesa che nello spazio della preghiera, ossia della relazione con Dio, hanno attinto la vera sapienza, perché questo è il frutto del “discernimento”: la vera sapienza. In questo “laboratorio” interiore (ma non intimistico) S. Cabrini ha trovato anche quella che possiamo definire la dimensione “cattolica” della sua vocazione e della sua missione. Lo dice ancora Madre Barbagallo nel suo contributo al volume: “Questa fiducia (nel Cuore di Gesù ndr), che fu la nota distintiva della sua vita e della sua missione, favorisce nel cuore e nella mente di madre Cabrini la grande capacità di decisione che la distingue. Ogni volta che era convinta che la volontà di Dio spingeva per una nuova strada, che pure lei non aveva previsto, solo allora cercava la conferma finale al suo discernimento nella parola del Papa. Anche nel caso della partenza per gli Stati uniti, Francesca Cabrini non chiede al Papa se deve accettare o no, perché lo aveva già capito. Chiede una conferma, perché la Chiesa, nella persona di Leone XIII, ha l’ultima parola su un discernimento così importante per il destino dell’Istituto”. E quando giunge a New York e non trova nulla di quanto era stato programmato in Italia, anzi sente addirittura l’arcivescovo che la invita a tornarsene indietro, gli può dire: “Mi dispiace, eccellenza, qui mi ha mandato il Papa e qui resto”. “Dio – scrive sempre Madre Barbagallo – le dava una luce interiore per unire all’obbedienza la docilità, alla docilità la fortezza, alla fortezza l’audacia, all’audacia la determinazione per lottare anche da sola, con le sue armi: la preghiera e la fiducia nel Sacro Cuore di Gesù”.
Alleanza, riparazione, discernimento. Dentro queste tre coordinate vediamo incarnato il fecondissimo rapporto di S. Cabrini col Cuore di Gesù.
Chiediamo per noi, in modo particolare per le cabriniane, un po’ di quanto ha vissuto Madre Cabrini.
Intanto celebriamo l’Eucaristia nella quale il cuore palpitante del Signore si rende presente per nutrirci col suo amore. Esclamiamo dunque, secondo la tradizionale preghiera: “Gesù, mite e umile di cuore, rendi il nostro cuore simile al tuo”.


