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Comunità Pastorale San Biagio Codogno

 

Parrocchia di San Biagio e della Beata Vergine Immacolata

Piazza XX Settembre - 26845 Codogno (LO) - Tel. 0377/32434

mail: sanbiagio.codogno@diocesi.lodi.it

 

Oratorio San Luigi

Via Cabrini, 15 - 26845 Codogno (LO)

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Per segnalazioni sul sito

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Comunità pastorale San Biagio Codogno

Parrocchia San Biagio e della Beata Vergine Immacolata

Messa del 31 dicembre 2025 con canto del Te Deum omelia don Gabriele

2026-01-01 00:00

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Cari fratelli e sorelle.1.      Le ultime ore del 2025Sono le ultime ore del 2025. Se ne va un altro anno carico di aspettative, di eventi, di success

Cari fratelli e sorelle.

 

1.      Le ultime ore del 2025

Sono le ultime ore del 2025. Se ne va un altro anno carico di aspettative, di eventi, di successi, di fallimenti, di vittorie della grazia e di peccati. Un’altra pagina del libro della storia e del libro della vita di ciascuno di noi che si volta. Può essere che faccia capolino un po’ di malinconia, un po’ di tristezza, soprattutto in coloro che quest’anno hanno visto allontanarsi qualcuno dei propri cari, che è tornato alla casa del Padre, o in quanti hanno visto la propria famiglia cedere sotto il peso delle incomprensioni o in chi non è stato risparmiato dalla malattia. Avvolgiamo tutti del nostro affetto e della nostra preghiera. Fra poche ore inizierà un nuovo anno: guardiamolo con fiducia come tempo donatoci da Dio per “le opere buone che Egli ha predisposto perché le praticassimo”.

Dentro il tempo è nato l’Eterno, trasformandolo in Kairos, cioè tempo di salvezza, e così lo ha sottratto a Kronos, il dio che la mitologia aveva creato per descrivere l’ineluttabilità del trascorre del tempo che divora la nostra vita. Ora, lo scorrere dei giorni non ci spaventa più perché ci ricorda che la “nostra patria è nel cielo”, cioè c’è un futuro buono che ci attende. E così siamo pieni di speranza, quella che il Giubileo ha cercato di far crescere nel nostro cuore.

L’Eterno è nato nel tempo dalla Vergine Maria, che noi oggi veneriamo Madre di Dio: a lei, guardiamo come stella, secondo la celebre invocazione di San Bernardo, per non smarrirci e per non disperare.

 

2.      L’Eucaristia in rendimento di grazie per i benefici ricevuti. La capacità di dire “grazie”

L’Eucaristia, che è sempre rendimento di grazie, raccoglie in sé la gratitudine per tutti i doni che il Signore ci ha fatto nel corso di questo anno. La capacità di dire “grazie” ci qualifica come persone “pensanti”, gente che si accorge di essere continuamente gratificata da una serie di doni a dir poco impressionante. La capacità di dire “grazie” appartiene all’età adulta della vita, che riesce a percepire come l’intreccio delle relazioni, a partire da quella fondamentale con Dio, ci faccia oggetto – come scrive S. Paolo ai Colossesi – di sentimenti di tenerezza, di bontà, di grandezza d’animo, di solidarietà, di perdono. Non perdiamo la capacità di dire grazie perché essa ci sottrae alla tirannia del pensiero che “tutto ci è dovuto”, la quale ci impedisce di gioire per i doni ripetuti ma sempre nuovi. Non attendiamo di non averli più questi doni per renderci conto di esserne stati così largamente gratificati.

 

3.      Rendere grazie per la Chiesa Universale, per la Chiesa particolare (la diocesi), per la nostra Comunità pastorale

Rendiamo grazie, innanzi tutto, per la vitalità della Chiesa di Dio, sposa amata del suo Figlio, sempre animata e sospinta sul mare della storia dal soffio dello Spirito Santo, che ha vissuto quest’anno la conclusione del pontificato di Francesco e l’elezione di Leone XIV, il quale ha riportato la pace e la gioia nella Chiesa. Certo la Chiesa è semper reformanda, perciò anche oggi Essa è impegnata in questo processo: a volte sotto l’impietoso scalpello dell’opinione pubblica, non sempre sufficientemente informata, la quale, tuttavia, “tenendoci – per così dire – sulla corda”, ci sospinge ad essere sempre più secondo il Vangelo.

         Rendiamo grazie per il frutti di perdono e di speranza prodotti dal Giubileo, concluso a livello diocesano domenica scorsa, che terminerà a Roma con la chiusura della porta Santa della basilica vaticana il 6 gennaio. Ringraziamo per il viaggio apostolico del Papa a Nicea per il 17° centenario del Concilio, ricordando così che la retta fede non è opzionale per una corretta prassi, ossia per la vita di tutti i giorni. Rendiamo grazie anche per l’opera indefessa del Papa e della Santa Sede a favore della causa della pace “disarmata e disarmante”, come l’ha definita il Papa subito dopo la sua elezione.

         Rendiamo grazie a Dio per la vita della nostra Diocesi, in tutte le sue componenti. Essa è impegnata nella recezione del XIV Sinodo della Chiesa di Lodi, mediazione evangelica per il nostro tempo, affinché possa rispondere con umile ardimento al rinnovato invito del Signore: Duc in altum, cioè a prendere il largo e a gettare le reti, sulla parola di Gesù, per una rinnovata pesca miracolosa.

         Rendiamo grazie perché il Signore ha condotto per mano anche quest’anno le nostre quattro parrocchie, riunendole, senza sacrificare la loro singolarità, in una Comunità Pastorale. L’Eucaristia della domenica e delle altre feste ci ha convocato molte volte: nella Messa ci siamo edificati come comunità, attraverso il Corpo di Cristo, che ci fa essere suo corpo nella storia. Resta il rammarico per quanti ancora disertano questo incontro o lo vivono come un fatto privato, ricadendo nella logica individualistica di “soddisfare il precetto”, intendendo cioè la Messa come una questione da risolvere solamente con Dio, a prescindere dalla comunità.

         Rendiamo grazie al Signore per la celebrazione del sacramento della Riconciliazione, in cui riceviamo il suo perdono e ci riconciliamo anche con la Chiesa, che abbiamo ferito con i nostri peccati. C’è ancora molto da fare affinché questo sacramento diventi davvero una “celebrazione” del perdono di Dio a cui si giunge dopo una preparazione che lo fa diventare infine anche gustoso e non solamente faticoso.

Rendiamo grazie – a livello di Comunità Pastorale – per il 45 bambini rinati a vita nuova nel Battesimo; per i 71 bambini che per la prima volta si sono accostati al sacramento della riconciliazione; per i 64 bambini che hanno ricevuto per la prima volta il Corpo del Signore; per i 74 ragazzi a cui è stato amministrato il sacramento della Cresima; per i 15 quattordicenni che hanno fatto la professione di fede.

Come vedete i ragazzi della professione di fede sono poco numerosi. Inoltre nessun 19enne ha rinnovato la professione di fede. Evidentemente la condizione giovanile della nostre parrocchie e della città ci preoccupa molto. Non smetteremo di lavorare perché l’orizzonte del Vangelo offra a questi giovani il senso che vanno a cercare qua e là, magari anche con la trasgressione, ma non riescono a trovare.

Ringraziamo e preghiamo per le 6 coppie di fidanzati che si sono unite in matrimonio in Codogno. A queste vanno aggiunte altre 11 coppie, residenti a Codogno che hanno tuttavia celebrato il matrimonio altrove. Faccio appello ai conviventi e agli sposati solo civilmente affinché non accantonino la necessaria riflessione sul fatto che la loro condizione di battezzati richiede che l’unione con il proprio compagno e la propria compagna debba essere raggiunta dalla grazia sacramentale del matrimonio. Allo stesso tempo, come ho già scritto sul Giornalino, sarebbe auspicabile la nascita di un Gruppo di Giovani coppie per un itinerario di formazione permanente per la coppia stessa e la trasmissione della fede ai figli.

Affidiamo nuovamente al Signore i 164 tra sorelle e fratelli che sono tornati alla sua casa, pregando soprattutto per i familiari che fanno fatica ad elaborare questo lutto: per essi chiediamo il dono della fede che porta consolazione, perché nella comunione dei Santi i nostri cari non sono separati da noi, e verso la dimora in cui essi si trovano noi stiamo camminando.

Il confronto tra il numero dei battesimi – 45 – e quello dei defunti – 164 – è impietoso. E’ vero che alcuni bambini, per variegati motivi, non vengono battezzati, tuttavia il fossato è evidente. Il clima generale rispetto all’apertura alla vita, determinato da filosofie inclini al raggiungimento di standard di benessere molto alti, da difficoltà economiche e dal desiderio di affermazione personale a scapito della paternità e della maternità genera questo stato di cose. Invertire la mentalità è molto difficile. Come Chiesa, tuttavia, non smettiamo di proporre il Vangelo della vita come opportunità di vita buona per tutti, anche per la società.

Ringraziamo per il lavoro dell’oratorio a favore della giovani generazioni. Lo spostamento della Messa dei ragazzi dalla chiesa dei Frati alla parrocchiale di S. Biagio, da domenica 11 gennaio, tende a creare un tessuto maggiormente connesso in merito alla pastorale giovanile.

Ringraziamo anche per il lavoro formativo delle scuole cattoliche della nostra città.

Per quanto attiene la situazione economica delle quattro parrocchie, posso rendere noto che è sostanzialmente sana, nel senso che non ci sono debiti. Tuttavia la spese per le utenze e la manutenzione ordinaria e straordinaria, soprattutto di S. Biagio, mi preoccupa e non poco, tenuto conto anche del fatto che le offerte sono insufficienti al fabbisogno.

Nell’anno che si sta chiudendo, la nostra parrocchia ha devoluto la cifra di Euro 12.000 a favore di opere caritative e di evangelizzazione, attraverso le diverse raccolte per giornate nazionali, diocesane e straordinarie.

 

Come sapete, prosegue il lavoro di restauro dell’organo Serassi del Santuario, che si finanzia con in conto correte a parte.

 

Il ringraziamento dell’Eucaristia si prolungherà questa sera nel Te Deum, cantato da generazioni e generazioni, al quale si uniscono le nostre umili e commosse voci perché il Signore è davvero buono e grande nell’amore.