LA DIOCESI IN CAMMINO VERSO IL SINODO

Il XIV Sinodo diocesano, verso cui siamo incamminati, corre potenzialmente due rischi. Da una parte che venga penalizzato a causa delle difficoltà che il cammino di preparazione ha incontrato a causa della pandemia, e dall’altro che venga ricordato in futuro solo come il “sinodo del Covid”.

In realtà, per entrambi questi rischi, esistono “anticorpi” molto validi. Il percorso, pur con alcuni rallentamenti e la revisione delle tappe, sta continuando. Inoltre questo tempo non è stato perso, ma in un certo senso è stato guadagnato. Il lavoro di consultazione delle comunità parrocchiali, degli istituti religiosi, delle realtà laicali, degli uffici di Curia e di tutti coloro che sono stati interpellati per fornire un contributo alla riflessione pre-sinodale, si è potuto svolgere in modo molto approfondito. A tutti i livelli (dalla commissione preparatoria diocesana ai singoli consigli parrocchiali) è stata prodotta una grande quantità di materiale; riflessioni e proposte che hanno dovuto fare i conti con l’impatto della pandemia sulle nostre vite.

Il fatto che il basso lodigiano e i vicariati di Codogno e Casalpusterlengo siano stati il primo territorio nazionale a dover fare i conti con l’espansione del contagio, ha trasformato la nostra Diocesi, in cammino verso il Sinodo, in una sorta di “apripista” per la riflessione ecclesiale. È un primato del quale si sarebbe sicuramente fatto volentieri a meno, ma la realtà è questa. Mi piace ricordare l’incipit della Costituzione pastorale conciliare Gaudium et Spes, al paragrafo 1, titolato Intima unione della Chiesa con l’intera famiglia umana: “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore”. L’eco assordante del silenzio di Piazza San Pietro il 27 marzo 2020, che Papa Francesco ha saputo così sapientemente ascoltare e interpretare per tutta la Chiesa e il mondo, è la medesima eco assordante del silenzio delle nostre strade deserte, delle nostre chiese vuote, e delle nostre case e famiglie rimaste orfane dopo la morte di tante, troppe persone. Tutto questo non può non lasciare un segno nulla nostra storia e anche nella storia della Chiesa di Lodi, tanto più in occasione di un Sinodo, che è di per sè una tappa fondamentale anche dal punto di vista storico.

La Chiesa di Lodi, già prima del 2020, aveva deciso di compiere questo cammino ecclesiale, seguendo il magistero di Francesco e gli orientamenti derivati dall’esortazione apostolica Evangelii Gaudium. Le sfide che ci si ponevano dinanzi erano già al tempo molto importanti (si pensi solo alla diminuzione del numero dei sacerdoti), e interpellavano la Chiesa sempre più a partire dalla cifra della missionarietà. Il nostro vescovo, mons. Malvestiti, ha ricordato come occorra procedere nel cammino “con realismo e prudenza”, accompagnando la vita ecclesiale delle comunità. Il Sinodo non sarà quindi qualcosa che si andrà a sovrapporre alle difficoltà - ordinarie e straordinarie - del nostro tempo, ma vuole essere un’opportunità per stare accanto alla vita delle persone, sacerdoti, religiosi e laici, mettendosi in ascolto del loro cuore; in ascolto appunto delle loro gioie, speranze, tristezze ed angosce.

Lo scorso 4 gennaio mons. Malvestiti ha ricevuto i segretari dei vicariati per fare il punto sulla consultazione, veramente molto approfondita, che ha coinvolto tutti i consigli pastorali e i consigli degli affari economici della Diocesi.

Il lavoro prosegue, ma non sia solo qualcosa che interessa alcuni “addetti ai lavori”. Sarebbe molto significativo che la buona riuscita del cammino sinodale entrasse sempre più stabilmente nelle nostre intenzioni di preghiera, personali e comunitarie. Senza caricare di significati eccessivi questa tappa della nostra vita ecclesiale, è anche attraverso il Sinodo che passa il nostro transito in direzione del futuro del nostro modo di vivere nella Chiesa e nella società, in un domani non troppo lontano.

Simone Majocchi

Referente dei Vicariati di Codogno e Casale nella Commissione preparatoria.