AFFRONTARE I DESERTI DELLA VITA (Quaresima 2021)

Lo Spirito lo spinse nel deserto

Il Vangelo della prima domenica di Quaresima ci racconta ciò che è successo immediatamente dopo il battesimo di Gesù. Nelle acque del Giordano è disceso su Gesù lo Spirito Santo ed è risuonata la voce di conferma della paternità divina. Potremmo dire che la missione di Gesù può partire in massima sicurezza e con tutte le garanzie di successo. Tutto dovrebbe essere più facile e senza rischio, quasi una marcia trionfale, visti gli alleati di indiscutibile peso.

E invece non è così. Non lo aspetta una reggia, ma il deserto. Non vive di rendita, ma fa i conti subito con la prova. Non costruisce sulle sue sicurezze, ma rischia. Anzi è lo Spirito stesso che lo spinge, in certo senso lo costringe, a mettere alla prova la sua libertà. “Subito lo Spirito lo spinse nel deserto e nel deserto rimase tentato (= messo alla prova) da Satana”. Già le nostre conquiste e le nostre sicurezze personali e collettive si sono rivelate assolutamente inconsistenti nella pandemia.

Ma anche come credenti un anno di emergenza smentisce l’idea che il nostro battesimo, o i sacramenti o la fede ci offrano una polizza di assicurazione contro le prove della vita, preservandoci illesi da esse, garantendoci infallibilmente il favore di Dio. Dio non ci esime dalla prova, non ci assicura l’immunità dalle tentazioni, non ci pone al riparo dalle difficoltà o dal rischiare, ma ci dona la forza per affrontare i deserti della vita; e la potenza del suo Spirito ci spinge in questa direzione, ci fa osare nel confronto, che risulta a prima vista impari. Se tante sicurezze sono risultate effimere, non abbiamo perso la sicurezza della fede che sostiene la nostra pazienza e ci fa resistere nella prova, per tanti anche molto dura.

Viene spontaneo commentare: “non ci voleva questa prova”. È spiegabile reagire così. E tuttavia questa emergenza risulta il banco di prova della nostra fede. Lì si vede se ci lasciamo guidare dallo Spirito di Gesù, che non ci butta allo sbaraglio, ma è pronto piuttosto a sostenere con noi la sfida di un aspro cammino nel deserto.

Il deserto: convivenza e solitudine

Nel deserto. Luogo in cui Gesù convive con gli animali selvatici e con gli angeli. È già un anticipo della sua passione, dove il Signore deve affrontare la bestialità di chi lo tradisce, di chi lo rinnega, di chi lo colpisce senza pietà, di chi lo condanna innocente, di chi lo crocifigge; ma proprio nella stessa passione Gesù è servito dall’angelo che gli reca conforto, dalle donne che gli manifestano pietà, dalla presenza della Madre sua e del discepolo prediletto. Nel deserto con Gesù convivono bestie feroci e angeli. Immagine della convivenza sperimentata anche nella pandemia dove, accanto alla bestialità del virus (vero Erode che provoca la strage degli Innocenti), si assiste la presenza di angeli che recano conforto, come il personale sanitario, i volontari, le diverse componenti sociali esempio di prossimità e cura.

Pur popolato da queste presenze singolari di tentazione o di conforto, l’esperienza prevalente del deserto è quella della solitudine. L’assenza o il blocco delle relazioni ci ha fatto vivere tempi di deserto durante la pandemia e a volte ha originato in noi la paura di una relazione ostile, perché in ogni nostro prossimo può celarsi una presenza pericolosa, perché potenzialmente contagiosa.

Esperienza che può generare un clima di sospetto, che ostacola la concessione pregiudiziale di fiducia a chiunque altro e che riduce in posizione di difesa della nostra incolumità. Può essere questo un frutto negativo della esperienza di deserto, da considerare alla ripresa futura delle possibilità di relazioni fraterne. La pandemia non potrà vanificare la nostra condizione di fratelli. Il deserto parla tuttavia della solitudine intesa non solo come isolamento, ma come rientro in se stessi, movimento tipico della conversione.

Esso procura da questo punto di vista una spinta al processo di unificazione della persona, che è ostacolato dalla dispersione delle proprie energie sprecate nel perseguire obiettivi vani, è ostacolato dalla doppiezza, dalla dissipazione e incapacità di vita interiore, dalla dipendenza nelle sue varie forme di schiavitù, dalla riduzione della persona al livello istintivo, dalla chiusura al mondo dello Spirito. Il deserto è il luogo del rientro in se stessi per renderci conto di quello che veramente siamo, diversamente da quello che pensiamo di essere.

Rientrare in se stessi non ha niente a che fare con l’assenza di preoccupazione per i problemi procurati da tanti punti di vista dalla pandemia. Ma serve semmai ad assumere l’atteggiamento adeguato per far fronte a tali problemi, con più matura consapevolezza e responsabilità e sostenuti dalla grazia del Signore. È la sfida della conversione.

Quaresima

Da un anno a questa parte la Quaresima per noi è diventata quarantena permanente, perché le restrizioni non sono quasi mai cessate. Ma non è cessata nemmeno la forza d’animo di reagire, animati da quello Spirito che ci spinge ad affrontare la sfida e a convivere anche con le avversità, in attesa che il deserto torni a fiorire con la conversione dei cuori e stili di vita inediti.